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Ulcere bilaterali dolorose trattate con Ossigenoterapia Iperbarica e KLOX terapia

Marzo 5, 2020

Pasqualina è una signora di 87 anni, che arriva al Centro Iperbarico di Ravenna per ulcere bilaterali di recente insorgenza, molto dolorose e molto estese, di ben oltre 85 cm2.  In più, il quadro generale è piuttosto compromesso; Pasqualina soffre di insufficienza venosa cronica con pregresse trombosi venose profonde, diabete mellito e ipertensione arteriosa. La signora assume anche un farmaco a base di Idrossicarbamide che, tra i suoi effetti collaterali, può provocare ulcere di difficile guarigione.

Il nostro personale medico e infermieristico capisce che le cure devono essere tempestive e, a fine maggio 2019, la signora inizia un percorso di medicazioni avanzate, scelte in base ai principi del TIMERS e associate a bendaggi compressivi.

Come ci spiega Marta Vicedomini, infermiera del Centro Cura Ferite Difficili (CCFD) del Centro Iperbarico di Ravenna, TIMERS è un acronimo che serve per “leggere” la ferita, valutare diversi fattori e che aiuta a prendere le giuste decisioni:

T – TISSUE:  valutazione del tessuto necrotico o devitalizzato, necessita di debridement?

I – INFECTION/INFLAMMATION: vi sono segni di infezione o infiammazione? Necessita di antibiotici o basta una medicazione antisettica?

M – MOISTURE:  squilibrio dei fluidi, la lesione è troppo secca o troppo essudante? Questo aiuta nella scelta della medicazione.

E – EDGE:  i margini non sono proliferanti o sono sottominati? Forse necessita di terapie alternative.

R – REPAIR/REGENERATION: in caso di pazienti con fattori di compromissione che provocano un ritardo di guarigione, ci permette di valutare e identificare le terapie che accelerano la guarigione come: medicina rigenerativa (PRP, cellule staminali, infiltrazione di monociti nucleati, innesti di cute bioingegnerizzata), Ossigenoterapia Iperbarica.

S – SOCIAL FACTORS: i fattori sociali relativi al paziente possono influenzare il risultato per cui è necessario valutare i fattori psicosociali (linguaggio chiaro e semplice), l’aderenza al piano terapeutico (strettamente correlato al primo fattore), fattori fisici dovuti alla patologia e fattori esterni al paziente (come ad esempio la distanza dal luogo di cura, il trasporto, le competenze del personale sanitario che segue il paziente).

1-6

Purtroppo la strategia di cura scelta per Pasqualina non dà il miglioramento sperato. Sono tante le complicanze di cui soffre. Sappiamo che, dopo 4 settimane di trattamento la superficie della lesione si deve ridurre di almeno il 40%. Se questo avviene, significa che si è sulla giusta traiettoria di guarigione e, salvo imprevisti, la ferita guarirà entro i successivi 2 mesi. In questo caso, è evidente che è necessario fare di più; serve modificare il percorso di cura e agire anche con l’Ossigenoterapia Iperbarica (OTI), così da favorire la formazione di nuovi vasi sanguigni e la mobilità delle cellule staminali.

A luglio, Pasqualina inizia il ciclo di 30 sedute OTI a 2,5 ATA, a cui viene associata anche la KLOX terapia.

La KLOX terapia consiste nell’applicazione sulla ferita di un gel contenente cromofori che viene illuminato da una lampada multi-LED. Questo veicola la fluorescenza a livello cellulare e permette di ottenere 3 diversi benefici:

  • azione antinfiammatoria con riduzione del dolore,
  • stimolazione della produzione di nuove cellule
  • stimolazione della produzione di nuovi vasi sanguigni

Il trattamento si esegue in soli 5 minuti, 2 volte alla settimana per 4 settimane, in aggiunta alle medicazioni e ai bendaggi.

Le terapie congiunte iniziano a fare effetto. Grazie alla sinergia tra i vari trattamenti, Pasqualina riduce la sua lesione da 85 cm2 a 13 cm2 e in più ha risolto anche il problema del dolore.4

A dicembre, quando ormai la lesione è minima e il dolore risolto, la signora viene riaffidata alle cure di primo livello sul territorio.

Quando ci si trova a combattere con le ferite difficili è fondamentale trattarle con il giusto approccio. In certi casi, purtroppo, non è sufficiente agire solo con le medicazioni avanzate. Occorre impiegare risorse “speciali”, che si trovano in centri specializzati nella cura delle ferite di difficile guarigione.

 

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