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La fascite necrotizzante e il trattamento OTI

Febbraio 17, 2022

In questi giorni stiamo trattando un paziente con fascite necrotizzante, una patologia subdola, dovuta all’infezione acuta e cronica dei tessuti molli.

Nella maggior parte dei pazienti la causa della fascite è un’infezione batterica da microrganismi anaerobi (che sopravvivono cioè senza ossigeno). L’azione dell’Ossigenoterapia Iperbarica (OTI), associata ad altre terapie, è quindi fondamentale nella sua cura. Noi la conosciamo bene; mediamente in un anno trattiamo 12-15 pazienti, tutti provenienti dalle rianimazioni del territorio.

I batteri responsabili della fascite sono chiamati anche batteri “mangia carne”; in realtà non consumano realmente i tessuti, ma producono proteine in grado d’indurre morte nei tessuti.

L’infezione tende a propagarsi alle superfici più profonde del nostro organismo e può essere causata da:

 

  • tagli e graffi
  • punture d’insetto
  • ferite causate dall’iniezione di droghe
  • ferite chirurgiche

Un riconoscimento tempestivo dei sintomi è fondamentale per agire con il trattamento adeguato. I sintomi evolvono in pochi giorni, anche con cambiamenti visibili nell’arco di ore. I classici segni iniziali dell’infezione sono:

  • edema (gonfiore)
  • eritema (rossore)
  • dolore
  • calore percepibile al tatto (sulla zona interessata)

Nei giorni seguenti le aree interessate possono cambiare colore e virare al blu-viola. In seguito, possono comparire bolle che tendono a rompersi. Paradossalmente, in questa fase, il dolore può diminuire, perché è già avvenuta la distruzione dei tessuti e delle terminazioni nervose.

La fascite necrotizzante può condurre a:

  • sepsi (infezione diffusa del sangue)
  • shock
  • insufficienza d’organo (gli organi smettono di funzionare)

La fascite può dare menomazioni permanenti a causa della rimozione chirurgica dei tessuti interessati dall’infezione, della perdita di arti e, nei casi più gravi, arrivare anche alla morte.

Per fortuna si tratta di una patologia relativamente rara e limitata, con maggiore rischio per i pazienti immunodepressi. L’incidenza della fascite necrotizzante è di 3,5 casi per 100.000 persone.

Il protocollo in uso al Centro Iperbarico di Ravenna e condiviso con i reparti ospedalieri invianti prevede:

  • OTI tra 20-40 sedute alla pressione di 2.5-2.8 ATA, con terapia doppia alla massima pressione di ossigeno nei primi 3 giorni
  • Terapia chirurgica: l’intervento chirurgico appropriato deve precedere la terapia iperbarica
  • Terapia intensiva: per la stabilizzazione delle condizioni cliniche del paziente
  • Antibioticoterapia (triplice associazione di antibiotici)
  • Medicazioni e/o toilette chirurgiche

 

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